Ti porto in Molise tra arte, cultura e natura | Mamma dove mi porti? Abruzzo e dintorni - Mamma dove mi porti?
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Ti porto in Molise tra arte, cultura e natura | Mamma dove mi porti? Abruzzo e dintorni

written by Donatella Toletti
Ti porto in Molise tra arte, cultura e natura | Mamma dove mi porti? Abruzzo e dintorni

Perché le cose succedono davvero così all’improvviso e capita anche che la domenica mattina alle 10:20, con la macchina accesa, non so dove arriverò.

Davanti al banco salumi del supermercato ordino panini e mortadella per il pranzo al sacco. Unica certezza è che si va verso sud.

La sera prima avevo proposto due itinerari al mio paziente marito, uno più vicino e famoso, l’altro più lontano e meno conosciuto.

Sulla seconda proposta aveva sbuffato, sostenendo che fossi matta (come dargli torto!), che era lontano, che ci saremmo dovuti alzare troppo presto, che non si può cambiare idea a mezzanotte e bla bla bla…

In effetti l’idea di andare in Molise mi è balenata a quell’ora, raccontando via whatsapp ad un’amica quell’itinerario che mi solleticava da un po’ e che ha preso forma in dieci minuti.

L’incertezza sulla destinazione mi ha costretta a portare tutto quello che poteva servire, infradito e canotte, scarpe da trekking e felpe, perché non si sa mai dove si va a parare con noi.

Noi siamo quelli che “dove ci si fa notte, ci si fa giorno”, o almeno era così prima dei figli, e adesso che stanno crescendo abbiamo ripreso un po’ questi ritmi gitani fatti di poche regole se non quelle strettamente legate alle necessità basilari, mangiare e dormire.

Non so quale molla gli sia scattata lungo l’autostrada, sarà che gli piacciono le deviazioni in corsa, o la semplice curiosità di svoltare su un percorso che portava verso l’entroterra, sta di fatto che abbiamo lasciato l’Abruzzo alla scoperta del vicino Molise.

Così è iniziata l’avventura che ci ha portati in provincia di Isernia, passando per paesi come Giuliopoli con il suo bel castello e le sue campane, facendoci strada tra terreni ordinatamente coltivati, dolci colline all’orizzonte, trattori all’opera anche di domenica mattina e grosse masserie con mucche e cavalli in vista.

Agnone e le Campane della Fonderia Marinelli

La prima tappa che dovevamo raggiungere con una certa urgenza era Agnone, sede del più antico stabilimento al mondo per la fabbricazione di campane, la Pontificia fonderia di campane Marinelli, dove l’unica visita guidata della domenica è prevista per le ore 12.

Noi chiaramente siamo arrivati tardi, ma baciati dalla fortuna siamo riusciti a godercela quasi tutta per intero, visto che un gruppo di turisti aveva ritardato l’arrivo ed era iniziata da poco.

Al museo della Fonderia non è possibile fare foto e/o video e allora vi racconto le mie impressioni.

È curato e tenuto con grande ordine e la passione per il mestiere tramandato di generazione in generazione, è palpabile.

Nell’atrio, a ridosso della bella scalinata in marmo, ordinatamente sistemati i vari calchi utilizzati nel processo di fabbricazione delle campane, mentre nel piano superiore, i resti di reperti storici accolgono i visitatori con campane di diverse dimensioni.

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La storia della famiglia Marinelli è una di quelle che si può raccontare iniziando con “C’era una volta…1000 anni fa…”, perché la produzione di campane risale davvero a quell’epoca, e il museo riesce a trasmetterla tutta questa sensazione di un passato fatto di sacrifici e duro lavoro, di segreti nella lavorazione, di orgoglio per i successi ottenuti nel corso di dieci secoli di attività, culminati con l’assegnazione dello Stemma Pontificio nel 1924 e con la visita storica di San Giovanni Paolo II nel 1995.

La vera chicca della visita guidata è la discesa nel laboratorio, dove ci si aspetta di trovare chissà quale avanguardia nella produzione di campane e si scopre invece che lì il tempo si è fermato al medioevo, che il lavoro artigianale non ha ceduto il passo alla modernità se non nella sicurezza e in piccole migliorie gestionali.

Scopriamo che il forno a metano non ha sostituito completamente quello a legna, capace di fondere quantità di metallo sette volte superiori rispetto al primo.

Scopriamo che le campane vengono colate lì, proprio dove siamo noi, ascoltando le parole di chi, con una grande esperienza consolidata negli anni, ha lo sguardo duro e forte di chi le mani le ha fatte lavorare per una vita intera, e ne va fiero.

Avevo il cellulare in mano per prendere appunti e avrei tanto voluto filmare il momento più bello di tutta la visita, per rendervi partecipi dell’emozione provata.

Oggi quasi non ci si fa più caso, ma le campane scandiscono ancora la vita di ognuno di noi, soprattutto per chi proviene da piccole realtà di provincia.

Le campane suonano a festa in caso di accadimenti festosi per tutta la comunità, suonano a lutto se muore qualcuno, suonano in caso di pericolo, un tempo erano l’unico segnale capace di avvisare anche chi viveva in lontananza, di ciò che stava accadendo in paese.

Ecco perché quando la nostra guida ha iniziato a suonare le nove campane presenti nel laboratorio, mi sono commossa.

Sono rintocchi millenari, è un suono ancestrale che ognuno conserva in qualche angolo della memoria, di un passato che non è poi tanto lontano.

La Fonderia si trova proprio all’imbocco del paese, dispone di un piccolo parcheggio e l’ingresso al museo, funge anche da negozio di souvenirs e informazioni sulla storia dell’antica arte campanaria.

Il biglietto d’ ingresso costa 5 euro intero e 3,50 euro ridotto.

La visita è agevole con passeggini, grazie alle pedane appositamente sistemate ed è adatta anche a bambini di 3 o 4 anni, che saranno incuriositi da tutte quelle campane esposte.

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Riserva Naturale di Montedimezzo

Da lì ci siamo spostati alla Riserva Naturale di Montedimezzo, nel comune di Vastogirardi, in provincia di Isernia, area UNESCO, che già conoscevamo, grazie al viaggio dello scorso anno, sulla Transiberiana d’Abruzzo, il treno storico che attraversa l’Abruzzo e il Molise e che potete leggere qui.

L’area è attrezzata con barbecue, tanti tavoli con panche per sedersi, bagni e un bar per approvvigionarsi.

Dall’area attrezzata partono i vari percorsi: Percorso Colle San Biagio, adatto anche ai diversamente abili e Percorso del Faione, passando per il Centro visita Montedimezzo e il Museo naturalisticoqui maggiori informazioni.

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Nemmeno stavolta sono riuscita a vedere il Re Fajone, il secolare faggio che troneggia la Riserva, con il suo diametro di 6,5 mt, la passeggiata per raggiungerlo era un po’ lunga e visto che avevamo un’altra tappa, ho preferito lasciarmi la scusa per tornarci.

Basilica Minore dell’Addolorata di Castelpetroso

Con gli occhi ancora puntati sul navigatore, abbiamo macinato altri km e si è aperta di fronte ai nostri occhi, quella che è una delle Chiese più belle che abbia mai visto.

La Basilica Minore dell’Addolorata di Castelpetroso è un gioiello di architettura gotica, relativamente recente se si pensa che i lavori per la costruzione iniziarono nel 1890.

Simboleggia un cuore trafitto da sette spade, le sette spade di Maria, mèta di pellegrinaggi per tutto l’arco dell’anno.

Notizie queste che abbiamo trovato all’interno della Chiesa e che potete leggere qui.

Adiacente alla Basilica un belvedere con bar e servizi.

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Siamo rimasti tutti affascinati dalla maestosità della Basilica, Arianna addetta alle foto, Samuele alla ricerca di un piano d’appoggio per le sue macchinine, con un occhio al bar per l’agognato gelato, sosteneva che in quel “castello” vivevano Babbo Natale, la Befana e Santa Maria.

Il giro è stato lungo ma piacevole, non ero mai stata in Molise se non di passaggio verso la Puglia e stavolta fermarsi è stata una gradevole conferma delle bellezze nostrane.

Informazioni Utili

Comune di Agnone  www.comune.agnone.is.it

Sito Pontificia fonderia di campane Marinelli

Riserva Naturale Montedimezzo  www.corpoforestale.it

Basilica Minore dell’Addolorata di Castelpetroso www.santuarioaddolorata.it

Comune di Castelpetroso www.comune.castelpetroso.is.it

 

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