La nevicata e il terremoto 2017 in Abruzzo: il racconto dell’apocalisse - Mamma dove mi porti?
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La nevicata e il terremoto 2017 in Abruzzo: il racconto dell’apocalisse

written by Donatella Toletti
La nevicata e il terremoto 2017 in Abruzzo: il racconto dell’apocalisse

 

La nevicata e il terremoto 2017 in Abruzzo: il racconto dell’apocalisse

L’allerta parlava chiaro.

Avrebbe iniziato a nevicare il 15 gennaio con graduale aumento delle precipitazioni nevose nei giorni successivi, con accumuli anche lungo le zone costiere.

Come scrivevo in uno dei miei ultimi post sugli eventi per il weekend, la temevamo un po’ quell’allerta.

Nei giorni precedenti si scherzava su Facebook con video e battute in dialetto abruzzese “Stetev a la cas!”, “La neve l’ha sembre fatto!” e cose simili.

La spruzzata di neve, gelo e ghiaccio a cavallo dell’Epifania, aveva creato non pochi disagi ma tutto sommato nulla di paragonabile a quanto avvenuto successivamente.

La nevicata e il terremoto del 2017 in Abruzzo: il racconto dell’apocalisse

Aspettavamo il nevone e nevone è stato

Il pomeriggio del 15 gennaio ero in giro, finalmente tranquilla, da sola, dopo un mese di influenza a staffetta, ad acquistare piccole scorte alimentari, il necessario per due, tre giorni e non avere la necessità di uscire di casa.

Inizia a piovere forte, arriva la telefonata di mio marito, rientro velocemente a casa e comincia il via vai alla finestra per verificare se nevicasse o meno.

Inizia a nevicare.

In serata arriva l’ordinanza di chiusura delle scuole, la prima di una lunga lista.

Noi viviamo a 15 chilometri dalla costa, a circa 100/120 m. s.l.m. e vedevamo le colline circostanti avvolte dalla bufera di neve.

Prime foto sui social, paesaggi imbiancati: bello!

Il 16 gennaio continua a nevicare ma la situazione è abbastanza gestibile. Le amministrazioni locali riescono a fronteggiare le varie difficoltà in maniera esemplare.

Altra ordinanza di chiusura scuole.

Altre foto sui social, paesaggi incantati: molto bello!

Quello che è avvenuto nelle ore successive è stato un crescendo.

 

Le immagini della eccezionale nevicata e terremoto in Abruzzo 2017

Il 17 gennaio ci svegliamo sotto un manto di neve tale da bloccare tutto, continua a nevicare. Molti non riescono ad uscire di casa per andare a lavoro, salta la corrente in quasi tutta la provincia di Teramo.

Metà Abruzzo è al buio e al freddo.

Tanti i disagi ovunque. Ordinanza scuole chiuse per i due giorni successivi.

Ancora foto su Facebook e instagram, nevicata eccezionale, paesaggi dai contorni quasi irriconoscibili, bellissimo e suggestivo.

La scala di ingresso della casa della nonna, diventa la scala di Elsa di Frozen per mia figlia.

Il 18 gennaio la neve continua a scendere copiosa, pesante, regna un silenzio ovattato e gelido.

Quasi tutto è fermo, causa mancanza di energia elettrica e l’impossibilità di uscire di casa.

Il terremoto sotto la neve

Ed è proprio nelle case che ci ha colti il terremoto, di nuovo, a sorpresa.

Non una volta sola, quattro scosse fortissime nell’arco di poche ore, senza avere vie di fuga.

Da quel momento il panico, telefoni isolati, senza corrente, senza acqua, auto sepolte dalla neve, bloccati al freddo e senza avere la possibilità di contattare i parenti lontani, in case già pericolanti, paura per i tetti. Ordinanza di chiusura scuole a oltranza.

Sono momenti in cui la testa va da sé, in cui perdi il contatto con la realtà e veramente non sai cosa fare.

Mio marito in preda all’ansia di non riuscire a contattare la madre e la sorella, ci ha caricati tutti in macchina con la speranza di riuscire ad arrivare a Castelli, suo paese d’origine a 60 km da qui. Non voleva lasciarci in casa per via del terremoto.

Un’ora sotto la pioggia battente per liberare l’auto, sepolta dalla neve, che sciogliendosi formava un fiume d’acqua, io schiacciavo la neve con i piedi e lui la spalava.

Il viaggio è stato breve. Tramite i social e una provvidenziale telefonata al cugino, riusciamo a sapere che la strada è completamente bloccata dalla neve, dagli alberi caduti, dalle macchine messe di traverso, e dalla grande massa d’acqua con rischio esondazione dei fiumi.

Torniamo a casa e torna anche la corrente, fortunatamente, possiamo asciugarci e scaldarci ma siamo nel pallone totale per la mancanza di notizie dei nostri cari.

L’unico mezzo per comunicare resta Facebook, ma la concitazione è tanta, manca la lucidità, siamo tutti spaventati, le scosse continuano.

Le foto sui social non sono più belle: diventano drammatiche, accompagnano gli appelli di chi chiede aiuto.

 

La tragedia dell’Hotel Rigopiano

Arriva la notizia terribile dell’Hotel Rigopiano, iniziano i primi appelli drammatici, qualcuno, compresa me, contatta Chi l’ha Visto?, siamo tutti impotenti di fronte a quella che sembra essere l’apocalisse.

Il giorno successivo la situazione non migliora, molti ancora non riescono ad avere notizie dei familiari, e la provincia di Teramo, soprattutto la zona interna e montana è ancora senza corrente e isolata dalla neve.

Capannoni crollati, animali morti o bloccati sotto la neve.

Quello che è accaduto dopo è stato lentamente riportato su tv e giornali, quando si sono accesi i riflettori gli appelli e le storie si sono sovrapposte.

La gioia del ritrovamento dei superstiti di Rigopiano è durata poco, la notizia di chi era morto in cerca di aiuto, di chi era morto per salvare i propri animali, di chi era morto mentre prestava soccorso, ha lasciato tutti sgomenti, senza fiato e con un nodo allo stomaco.

Notizie che si succedevano una dopo l’altra, senza avere il tempo di capire, di reagire, si tratteneva il respiro e si sperava che finisse tutto al più presto.

 

L’Apocalisse che ha colpito l’Abruzzo

Durante la devastante tragedia che ha colpito l’Abruzzo in questi giorni, molti mi hanno chiesto chiarimenti e informazioni su ciò che realmente stava accadendo.

In molti, non abruzzesi, non avevano idea della gravità e spiegarla a parole non rendeva l’idea.

Il 18 gennaio 2017 rimarrà nella memoria, scolpito nella storia di questa regione, contro cui si sono accanite tutte queste calamità.

Niente sarà più lo stesso, dimenticheremo?

I più piccoli forse sì, i ragazzi con la sicurezza e la forza della gioventù probabilmente si faranno scivolare addosso quanto accaduto, noi adulti, sicuramente no!

Racconteremo finché avremo vita, all’inizio con concitazione, rabbia, veemenza, poi diventerà un “t’arcurd?” con gli occhi lucidi, che inesorabile diventerà un “che ne si tu?” con gli occhi asciutti e la rassegnazione della vecchiaia.

Mio padre ha 77 anni e a memoria sua non è mai successa una cosa del genere, ma l’abruzzese deve avere una memoria ancestrale che lo guida, una preparazione inconscia ad affrontare la furia degli eventi atmosferici a cui la dura vita di montagna lo ha abituato.

Come si sono salvate tante persone

Se molti si sono salvati il merito è dei camini, delle scorte di legna faticosamente accatastate in estate, delle tante conserve cotte a bagnomaria, imbottigliate o riposte in vasetti sottovuoto a settembre, del vino di ottobre, dell’olio di novembre, al maiale di dicembre.

Le cose capitano a chi le può sopportare! Siamo cape toste e non molliamo.

Gli abruzzesi sono quelli che ti offrono il caffè quando gli presti soccorso, che si affidano incondizionatamente, che ti accolgono in casa e vogliono restituire i soldi del pane e delle medicine che gli porti per sopravvivere in isolamento.

Ne abbiamo letti tanti di racconti sul grande cuore e sulla grande solidarietà di questi giorni.

Al momento siamo tutti stralunati, ma di una cosa siamo certi: ci siamo rotti le scatole dell’incuria in cui versa la nostra bella regione.

Siamo tutti d’accordo che potrebbe essere l’eccellenza per qualità della vita, per offerta turistica, per il bello che la natura offre a perdita d’occhio, con il mare, la montagna, i borghi, la storia.

L’entroterra sta morendo, interi comuni disgregati, a causa del terremoto, delle strade impraticabili, della mancanza di servizi, delle scuole non sicure.

Spero che chi di dovere si interroghi e si prodighi per far rinascere questa terra.

Non sta a me fare polemiche, e non voglio entrare nel merito, ma spero che dopo tutto questo, si prenda coscienza dello sfacelo che ci circonda.

Non basta fare belle pubblicità con belle foto, la fortuna di avere un territorio così bello non è sufficiente, da sola ad incentivare il turismo, bisogna conservare il patrimonio che abbiamo a disposizione, valorizzandolo e preservandolo, a cominciare da strade e infrastrutture.

 

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